Home Page - Martedi, 7 settembre 2010 - Ore 11:16

Il Frantoio Ipogeo

Frantoio IpogeoUna realta' sociale fatta di lavoro duro. Nel ventre della terra, come alchimisti, si estraeva l'oro di Puglia: l'olio di oliva.
Il "trappitello del Duca" indica a Giurdignano un mirabile esempio di frantoio ipogeo. Faceva parte di un complesso sistema di lavorazione dell'olio di cui Giurdignano era una realtà produttiva importante per questa parte della Terra d'Otranto. Basti pensare che, ancora nel 1870 qui c'erano quattro frantoi ipogei "trappitelli" in attività.
Il "Trappitello del Duca" cessò la sua attività solo nel 1940 per essere utilizzato, per decenni come deposito di attrezzi, pollaio e fondaco dalla masseria che sorge sopra di esso. Una storia importante, oggi facilmente leggibile, che va dal 1518 (data di costruzione incisa in una volontà) al 1870.
Tre secoli a mezzo di estrazione dell'olio narrati da questo monumento definitivamente restaurato nel 2400 attraverso i fondi europei per la "Strada dell'olio di oliva Adriatica - Antica Terra d'Otranto". Grazie ai lavori è possibile ammirare questa struttura che - attraverso una scalinata semipogea coperta da volta a botte - immette in un grande ambiente.
Qui campeggia la grande base che accoglieva la macina in pietra e la vasca per la molitura. Tutto intorno si vedono le sciave destinate ad accogliere le olive da lavorare. Le sciave si ritrovano anche successivamente in varie zone adibite a deposito. Subito dopo si vede la zona della torchiatura con vari torchi "alla calabrese". Questi ultimi sono costruiti da una grossa trave orizzontale, il cosiddetto "pancone", attraversata da due grosse viti in legno che facevano pressione appoggiandosi in basso ed in alto alla dura pietra leccese.
Proprio in questo sarebbe da ricercare la scelta di costruire i frantoi in negativo, scavando sottoterra. Una volta costruita, infatti, difficilmente avrebbe resistito alla pressione del torchio. Osservando attentamente la struttura si notano ulteriori particolari, come la stalla della mula "che trainava nell'oscurità la barra della macina con una campanella attaccata al collo "riferiscono le antiche cronache.
Qui, oltre all'asinello, dimoravano alla luce delle flebili "lucerne" ad olio anche gli operai. Un "tavolo" creato modellando la pietra sta lì a testimoniare i loro pranzi frugali effettuati sul posto durante la stagione della molitura delle olive.
L'opera di ricostruzione ci permette di leggere quattro secoli di storia della lavorazione dell'olio, presentando un campionario di torchi sia alla "calabrese" che alla "genovese" che in pietra e legno, legno, pietra e ferro e di presse in ferro.
In questo luogo si possono rivedere secoli di fatica impiegati per estrarre "l'oro di Puglia".



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